È successo che durante la cerimonia di apertura dei Giochi Olimpici sulle rive della Senna (sei ore di bagarre tra luci, danze, musica e l'immancabile ghigliottina con Maria Antonietta decapitata) a un certo momento si è chiosata l'ultima cena di Leonardo Da Vinci sovrapponendoci un lascivo banchetto di Bacco.
II giorno dopo sono iniziate le polemiche. La reazione nostra, da buoni cattolici moderati, alla copia oscena dell'"Ultima Cena" di Leonardo da Vinci riempita con un tableau di baccanali, è stata "Che cretinata!".
E questa cretinata è ciò che ha reso così pietosa la presa in giro del cristianesimo alle Olimpiadi di Parigi. Con tuttu quello che potevano fare con 120 milioni di euro delle tasse francesi a loro disposizione, potevano benissimo evitare di cannibalizzare forme cristiane.
Senonché, il giorno dopo, 27 luglio, era anche la Festa del Redentore a Venezia. Una vera e propria festa cittadina, che, come è successo nella Senna, si è svolta nelle acque nel Canal Grande di Venezia, dove la partecipazione popolare ha superato di gran lunga quella olimpica di Parigi.
Nella cerimonia parigina colui che teneva insieme il racconto teatrale è stato un misterioso tedoforo, vestito di nero con un cappuccio bianco e una maschera altrettanto nera, che saltando di qua e là sui tetti e sui monumenti di Parigi avanzava verso il calderone della fiamma olimpica. Spettacolare.
Anche nella Festa del Redentore chi tiene in mano il racconto è l'uomo vestito di nero con maschera con un naso a becco. È la figura del medico che durante la peste del 1575 si aggirava tra i contagiati cercando di capire come salvarli. L' abito scuro li proteggeva, mentre il lungo becco della loro maschera, altrettanto nera, erano contenute erbe aromatiche che agivano da filtro per evitare di essere contagiati.
Beh! Il tedoforo parigino sembrava Spiderman vestito da pellegrino, ma i dottori veneziani sebbene oscure figure, senza dubbio furono, meglio di lui, supereroi del loro tempo.
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